Con grande orgoglio e infinita emozione ho partecipato alle presentazioni a Parma e a Borgotaro del libro di Claudio Rinaldi “Do you speak Pramzàn?”, una raccolta di storie della nostra emigrazione. Occasioni speciali, con un libro, bello, non solo esteticamente ma anche nel suo contenuto, nella sua anima, nelle storie che custodisce: un’opera di ricerca e di memoria, un racconto vivo, che parla di noi, della nostra terra e della nostra gente.
Sono felice e onorato di aver accompagnato questo lavoro, di aver condiviso il percorso di Claudio Rinaldi, di averlo visto prendere forma, crescere, arricchirsi di dettagli e sfumature inaspettate. Ogni testimonianza raccolta, ogni incontro descritto in queste pagine ha aggiunto un tassello prezioso alla storia generale. Queste non sono solo storie di emigrazione, ma storie di coraggio, di sacrificio, di legami indissolubili. Storie di Parma. Conosco personalmente molti dei protagonisti di questo libro. Li ho incontrati nel corso degli anni, li ho ammirati, ascoltati, seguiti nei loro percorsi.
Ma la grandezza di questo libro sta nel fatto che va oltre la semplice raccolta di ricordi: riesce a trasformare le esperienze individuali in un patrimonio collettivo, a renderci partecipi di un’epopea umana che ancora oggi possiamo andare ad incontrare. E per questo dobbiamo ringraziare Claudio Rinaldi, la sua sensibilità e la sua capacità di cogliere ogni sfumatura, il suo entusiasmo di cui sono stato testimone, la volontà di dare voce a queste persone, che hanno fatto tanto, hanno lavorato tanto, senza che niente fosse loro regalato, ma non sempre avuto occasione di fermarsi e raccontare la loro storia.
Come ci ha detto Padre Carmelo – e prendo in prestito le sue parole – leggere questo libro ci fa ritrovare in un mondo fatto di ricordi, di speranze, di sfide. Sono pagine da sfogliare con rispetto e gratitudine, perché in ogni riga c’è il cuore di chi ha vissuto con forza e dignità. Ed è proprio questo esempio che oggi ha tanto da insegnare anche ai giovani, anche a noi.
Per questo credo che il libro, che verrà distribuito con La Gazzetta di Parma, avrà tanta fortuna.
Le storie di questi uomini e donne offrono un punto di riferimento a chi, in un’epoca di continui cambiamenti, ne sente il bisogno. Ci ricordano l’importanza del senso di appartenenza e del legame con una comunità che valorizza le proprie radici senza dimenticarle. In questo caso, quelle radici hanno un nome preciso: Parma.
Parma è il filo rosso che lega tutte queste storie. È il nome che ritorna, che viaggia nel mondo, che resta impresso nei cuori di chi è partito e di chi è rimasto. È la casa a cui si continua a guardare con affetto, con nostalgia, ma soprattutto con un legame indissolubile.
Ecco perché questo libro non è solo un omaggio al passato, ma un ponte verso il futuro. Ci ricorda chi siamo, da dove veniamo e cosa ci lega gli uni agli altri. Ci invita a guardare avanti con consapevolezza e gratitudine, con la certezza che le nostre radici sono un patrimonio da custodire e tramandare. Quel nucleo così solido che non ci fa temere di aprirci al nuovo, agli altri.
Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati per tenere unite le associazioni di emiliano-romagnoli nel mondo a cui ci siamo riferiti in questa ricerca; Grazie alla Regione Emilia Romagna che attraverso la Consulta dell’emigrazione tiene in rete i nostri ambasciatori nel mondo; Grazie all’Unione Valli Taro e Ceno; Grazie a Claudio Rinaldi per averci regalato questa preziosa testimonianza; Grazie al gruppo Gazzetta di Parma che farà viaggiare queste storie e queste pagine.