Nel corso dell’Assemblea di bilancio è stato approvato un ordine del giorno di cui sono stato primo firmatario, per tornare a porre l’attenzione sul mancato finanziamento del servizio civile volontario nell pubbliche assistenze dell’Emilia Romagna.
Di seguito il mio intervento di illustrazione:
Il Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2025-2027 evidenzia come l’Emilia-Romagna intenda rafforzare e innovare il proprio sistema di welfare, puntando a garantire risposte adeguate ai bisogni sociali e a promuovere un sistema sanitario pubblico e universalistico, che lavori in stretta sinergia con le politiche sociali e territoriali.
Il DEFR sottolinea chiaramente l’importanza del Terzo Settore e del Servizio Civile come elementi fondamentali per la coesione sociale e strumenti indispensabili per promuovere solidarietà, cittadinanza attiva e inclusione. Il Servizio Civile è confermato come un’opportunità formativa fondamentale per i giovani e un mezzo concreto per rispondere ai bisogni delle nostre comunità locali, offrendo al contempo esperienze che arricchiscono la crescita personale e civica dei partecipanti.
Tuttavia, è necessario evidenziare una problematica seria e ricorrente: la mancata erogazione dei finanziamenti statali per numerosi progetti di Servizio Civile Universale. Questo problema, aggravato dall’introduzione della cosiddetta ‘riforma universale’ del Servizio Civile (D.Lgs. 40/17), ha portato ad una centralizzazione delle competenze a livello statale, escludendo le Regioni dalla gestione del Servizio Civile Universale e riducendo così le possibilità di intervento delle realtà locali.
Dal 2020, questo sistema ha generato un numero crescente di progetti esclusi dal finanziamento. In Emilia-Romagna, nel 2025, sono stati esclusi ben 1.226 posti, coinvolgendo enti di primaria importanza come ANPAS Emilia-Romagna, il Consorzio di Solidarietà Sociale di Parma, l’Azienda USL della Romagna e il CSV Emilia. A livello nazionale, la situazione è ancora più critica con oltre 20.000 posti non finanziati. Questa evidente sproporzione nella distribuzione dei fondi penalizza gravemente le nostre comunità e limita le opportunità di partecipazione per i giovani, colpendo in particolare quei territori più fragili o marginali che avrebbero maggiore bisogno di interventi sociali e civici mirati.
La co-gestione tra Stato e Regioni, adottata dal 2006 con l’intesa in Conferenza Stato-Regioni, aveva garantito per quattordici anni una distribuzione equa dei posti finanziati, dimostrando un modello più inclusivo e rispettoso delle specificità territoriali. Questo sistema permetteva anche un’equa ripartizione dei progetti tra le varie province della nostra Regione, garantendo il coinvolgimento anche delle aree più periferiche e montane.
Con questo Ordine del Giorno, vogliamo impegnare la Giunta Regionale su tre fronti principali. In primo luogo, valutare, nei limiti delle disponibilità di bilancio, la possibilità di finanziare con risorse proprie il sostegno alle associazioni di volontariato escluse dal finanziamento statale per il Servizio Civile Universale 2025. In secondo luogo, promuovere un dialogo costruttivo con il governo centrale per garantire una distribuzione più equa delle risorse, riconoscendo il ruolo fondamentale delle associazioni di volontariato nel nostro territorio e tutelando il principio di solidarietà territoriale. Infine, rafforzare le campagne di sensibilizzazione sul Servizio Civile, coinvolgendo scuole, università e centri di aggregazione giovanile per stimolare una maggiore adesione dei giovani al volontariato e promuovere la cultura della partecipazione attiva e responsabile.